Papa Francesco: «Comunicare incontrando le persone dove e come sono»

La 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni

Papa Francesco ha sempre immaginato la comunicazione come un evento di prossimità fisica. Il suo modello, come disse in un suo discorso ai giornalisti del 2002, è quello del «buon samaritano» che passa, si ferma, tocca. Nel caso della parabola evangelica «guarisce». Interessante chiedersi come fa un giornalista a «guarire» chi tocca, ma anche i suoi lettori e la società. Esiste una funzione terapeutica del giornalismo?

L’invito di Francesco per la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni è «Comunicare incontrando le persone dove e come sono». Chiede ai gionalisti e ai comunicatori di «venire e vedere». Questo per il Papa è anche il metodo di ogni autentica comunicazione umana. Non si comunica senza muoversi («venire») e senza essere testimoni («vedere»). Non basta dunque riportare notizie per sentito dire. Bisogna dare tridimensionalità:

Perché — scrive il Papa — «per conoscere bisogna incontrare, permettere che colui che ho di fronte mi parli».

Il Papa quindi privilegia i generi dell’inchiesta e del reportage

Questi generi permettono di evitare che si diffonda una «informazione preconfezionata, “di palazzo”, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società». Questo è l’obiettivo: intercettare la verità delle cose e cogliere i fenomeni e le energie. Bisogna evitare una informazione asservita e ideologica. L’unica strada certa è l’incontro.

Questo significa che occorre privilegiare il giornalismo come «racconto della realtà»

Quesro richiede il «desiderio», la «curiosità», la «passione» e la «capacità» di andare laddove nessuno va. In particolare in quei luoghi del mondo dove si compiono soprusi e ingiustizie contro i poveri o le minoranze. Comprendiamo perché il giornalismo in questo senso può avere una funzione terapeutica, specialmente per la democrazia e la giustizia.

Le innovazioni tecnologiche in questo senso sono una risorsa perché mette in rete «conoscenze che altrimenti non circolerebbero», e «permette incontri che altrimenti non avverrebbero». La rete «può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze». Anzi, è proprio grazie alla tecnologia digitale che abbiamo «una informazione di prima mano e tempestiva». Infatti tutti, anche solamente con un cellulare in mano, possiamo «diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive». La rete ci permette di raccontare la realtà e condividere notizie di prima mano. D’altra parte è chiaro che se non c’è verifica il rischio è la manipolazione, che può essere operata da chiunque.

Conclude Francesco:

Director of La Civiltà Cattolica @CivCatt, Consultor at Pontifical @VaticanCultura, Board of Directors @Georgetown University. Jesuit.

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